Il plasma rosso si ingurgita gli ultimi piani del Building Sud.
Qualche ora prima, un cambio di programma all'ultimo momento: la mia segretaria ha spostato un appuntamento alla torre Sud di quella sera al giorno successivo.
Così la vedo erodersi, i piani alti collassare. Non li sento, ma so che lì dentro stanno morendo.
Non soffro, non piango, non ne ho il tempo. Sono già attaccato al Cortex per coordinare i soccorsi; qualche giornalista mi chiama, le agenzie vogliono sapere cosa è successo, ma non rispondo.
Jade non era di turno questa sera.
Mi convinco, perchè in fondo so che è vero, che il distacco è fondamentale per poter agire al meglio e con ragione.
Così un bambino che piange viene sollevato di peso dalle mie braccia e allontanato senza grazia dal luogo.
Un uomo con le gambe tranciate dalle macerie rantola i suoi ultimi istanti, in cerca di un conforto che io non ho tempo di dargli. Morirà qualche minuto dopo, un'espressione torta sul suo volto, deformata dall'abbandono e dalla solitudine.
Mi pento di questa mia mancanza.
Ce n'è un altro, che rantola mentre il sangue gli invade gli alveoli polmonari. Gli stringo con forza la mano inginocchiandomi accanto a lui, gli accarezzo la fronte. Vorrei dirgli qualcosa, ma è troppo tardi, è già morto.
Alla fine di tutto, rimane un solo numero da chiamare.
Rassicuro Daphne delle mie condizioni e le affido un nuovo incarico.
giovedì 16 ottobre 2014
giovedì 19 giugno 2014
Follow the Trail to Panic [Abe]
Sono sul tetto della sede della Newsroute.
Conto fino a due, volto le spalle ad un bambino morto, a chi lo sta sorreggendo privo di vita tra le braccia e mi dirigo a soccorrere chi ancora respira ed ha bisogno di me.
Ci ho messo solo un istante a cancellarlo dal mio spirito, come se non fosse altro che un dettaglio poco significativo o addirittura come se non fosse affatto esistito.
La memoria e le immagini di quei momenti riaffiorano più tardi, eppure sono distanti, coperte da una patina di indifferenza.
Ricordo le parole di Carlos, uno dei macellai del Rim con cui ho lavorato, come se me le stesse sussurrando ora nell'orecchio.
Conto fino a due, volto le spalle ad un bambino morto, a chi lo sta sorreggendo privo di vita tra le braccia e mi dirigo a soccorrere chi ancora respira ed ha bisogno di me.
Ci ho messo solo un istante a cancellarlo dal mio spirito, come se non fosse altro che un dettaglio poco significativo o addirittura come se non fosse affatto esistito.
La memoria e le immagini di quei momenti riaffiorano più tardi, eppure sono distanti, coperte da una patina di indifferenza.
Ricordo le parole di Carlos, uno dei macellai del Rim con cui ho lavorato, come se me le stesse sussurrando ora nell'orecchio.
Le persone che non sei riuscito a salvare sono come il cerume che si incrosta nelle orecchie Abe.
Più la quantità cresce, più diventi sordo alla sofferenza.
martedì 10 giugno 2014
Follow the Trail to Prevention [Abe]
Due medici in una delle baracche dei quartieri di Maracay, tanto tempo fa.
Quando entro smettono di parlare, mi guardano a lungo, fino a che non appoggio la mia borsa su una sedia senza una gamba.
Allora parlano
"I ricchi bastardi hanno approvato il piano di quarantena" dice uno di loro, non ricordo quasi il volto, forse era una donna.
"Era inevitabile, i focolai si estingueranno, senza più... ossigeno" il macellaio sorride, come solo lui fastidiosamente sa fare.
"E allora che cazzo siamo qui a fare?" la donna si infervora.
Apro la borsa, estraggo una cartina e la appoggio sul tavolo sbeccato in più punti. E' la donna che riprende a parlare mentre il macellaio smette di sorridere e mi squadra torvo.
"Zona Stone?"
Indico la mappa.
"Si dottoressa Martin, è la zona nella quale rimarrò dopo che la chiuderanno in quarantena, questa è quella in cui rimarrà lei, Virginia e questa è quella in cui rimarrà lei, Carlos"
Tutti e tre osserviamo in silenzio la carta, i nostri tre nomi scritti in rosso; nessuno dice una parola.
"... Ed è per il coraggio e lo spirito di abnegazione nel perseguire l'ideale medico e distruggere uno dei più letali nemici dell'umanità che io dottor Armand Cooper, in rappresentanza dell'università di Capital City, conferisco ad Abraham Stone, la più alta onorificenza medica"
Il diploma di laurea honoris causa mi viene consegnato e io mi volto verso il pubblico che applaude.
Non li sento.
Sono lontano, con i morti nelle strade.
Quando entro smettono di parlare, mi guardano a lungo, fino a che non appoggio la mia borsa su una sedia senza una gamba.
Allora parlano
"I ricchi bastardi hanno approvato il piano di quarantena" dice uno di loro, non ricordo quasi il volto, forse era una donna.
"Era inevitabile, i focolai si estingueranno, senza più... ossigeno" il macellaio sorride, come solo lui fastidiosamente sa fare.
"E allora che cazzo siamo qui a fare?" la donna si infervora.
Apro la borsa, estraggo una cartina e la appoggio sul tavolo sbeccato in più punti. E' la donna che riprende a parlare mentre il macellaio smette di sorridere e mi squadra torvo.
"Zona Stone?"
Indico la mappa.
"Si dottoressa Martin, è la zona nella quale rimarrò dopo che la chiuderanno in quarantena, questa è quella in cui rimarrà lei, Virginia e questa è quella in cui rimarrà lei, Carlos"
Tutti e tre osserviamo in silenzio la carta, i nostri tre nomi scritti in rosso; nessuno dice una parola.
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Passano le settimane e perdo i contatti con loro.
Elaborato il piano di prevenzione, i focolai si sono spenti, una buona parte delle persone sopravvive. Finito il periodo di quarantena, dopo aver provato sulla mia stessa pelle il dolore della Febbre di Saint Miguel, cerco i miei due colleghi.
E Trovo le loro croci di legno, piantate nel suolo marcio dei cimiteri.
Un prete mi racconta che sono stati degli eroi, ma che il morbo li ha presi e sono morti.
Il piano di prevenzione del signor Stone viene applicato anche agli altri quartieri e in breve tempo nelle altre città del pianeta. In qualche mese la Febbre di Saint Miguel scompare da Richleaf e io con essa.
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"... Ed è per il coraggio e lo spirito di abnegazione nel perseguire l'ideale medico e distruggere uno dei più letali nemici dell'umanità che io dottor Armand Cooper, in rappresentanza dell'università di Capital City, conferisco ad Abraham Stone, la più alta onorificenza medica"
Il diploma di laurea honoris causa mi viene consegnato e io mi volto verso il pubblico che applaude.
Non li sento.
Sono lontano, con i morti nelle strade.
mercoledì 7 maggio 2014
Follow the Trail to Nearness [Abe]
La rabbia, nera come la pece sommerge ogni mia sinapsi, ogni mio pensiero.
Sto per esplodere in mille pezzi e dalla mia Supernova si creerà un immenso buco nero.
Jade si alza faticando a farlo senza l'ausilio dell'altro braccio.
Tutta la mia rabbia viene spazzata via, cancellata dalla fatica della mia compagna.
Il suo dolore come il mio dolore.
La sua colpa come la mia colpa.
La sua fatica come la mia fatica.
E' la prima volta che capisco una persona.
Sto per esplodere in mille pezzi e dalla mia Supernova si creerà un immenso buco nero.
Jade si alza faticando a farlo senza l'ausilio dell'altro braccio.
Tutta la mia rabbia viene spazzata via, cancellata dalla fatica della mia compagna.
Il suo dolore come il mio dolore.
La sua colpa come la mia colpa.
La sua fatica come la mia fatica.
E' la prima volta che capisco una persona.
venerdì 2 maggio 2014
Follow the Trail to Consciousness [Abe]
Quasi ogni possibilità di potermi muovere ancora nel Rim è stata cancellata da una raffica di perforanti.
Zoppo, probabilmente a vita; il dolore e la stanchezza sempre pronti a cogliermi in fallo e in pianeti dove essere deboli significa morire, è meglio non metterci piede.
Ero seduto ad odiare chi mi aveva fatto questo, gli alleati che credevo di avere, le persone di cui sentivo di potermi fidare, quando ho capito quando fossi stato cieco fino a quel momento.
L'Afterlife è il luogo che mi ha aperto gli occhi.
Schiere di persone di tutte le età e di entrambi i sessi entrano ed escono da quella porta lercia. Entrano sperando di poter annegare i loro problemi nell'alcol e nella droga ed escono sperando che i loro problemi siano morti soffocati. Puntualmente essi si ripresentano, tornano a tormentarli ed allora il ciclo riprende, ogni sera, ogni giorno di ogni settimana, di ogni mese, di ogni anno.
Per la grande maggioranza dei medici che provengono dal Rim e che hanno vissuto la povertà e la miseria, le cure mediche per cui vale la pena sprecarsi sono quelle che agiscono sul fisico del paziente: interventi chirurgici e somministrazione di terapie per le malattie infettive.
A nessun medico verrebbe in mente che una persona possa non voler essere salvata o non voler essere ricucita per poter respirare ancora.
La realtà del Core è differente, più varia, più atroce.
Una miriade di persone vive una vita spaccata tra i dolori del passato e le speranze del futuro; questa consapevolezza li corrode e li distrugge piano piano, continuamente.
E ciò che è peggio è che non desiderano essere aiutati, sebbene ne abbiano bisogno.
Melanie Bishop, Virginie Saintsimon, Coco Aguilar, Daphne Kim e Yahn Fharsen sono la realtà del Core che emerge in tutta la sua contraddizione. Un sistema Central che vuole saper condurre, che vuole tutelare, che vuole agire come motore, ma che sente su di sè il peso del passato, le occasioni mancate, i tentativi di riscatto sprecati e le sofferenze delle scelte presenti.
Tutte queste persone gridano, hanno bisogno di aiuto, un aiuto che non è fisico, è mentale, psicologico.
Ho sempre avuto timore nell'esercizio della psichiatria e della psicologia: troppo potere tra le proprie mani, oltre che di vita o di morte anche di influenza e condizionamento dello spirito e del carattere.
Eppure i miei sforzi stanno andando in questa direzione, nonostante le mie paure e le mie reticenze, perchè ho la facoltà di farlo e avere la possibilità rende responsabili delle proprie scelte.
La fuga, anche in questo caso, sebbene giustificata e forse anche comoda, non è la soluzione.
Zoppo, probabilmente a vita; il dolore e la stanchezza sempre pronti a cogliermi in fallo e in pianeti dove essere deboli significa morire, è meglio non metterci piede.
Ero seduto ad odiare chi mi aveva fatto questo, gli alleati che credevo di avere, le persone di cui sentivo di potermi fidare, quando ho capito quando fossi stato cieco fino a quel momento.
L'Afterlife è il luogo che mi ha aperto gli occhi.
Schiere di persone di tutte le età e di entrambi i sessi entrano ed escono da quella porta lercia. Entrano sperando di poter annegare i loro problemi nell'alcol e nella droga ed escono sperando che i loro problemi siano morti soffocati. Puntualmente essi si ripresentano, tornano a tormentarli ed allora il ciclo riprende, ogni sera, ogni giorno di ogni settimana, di ogni mese, di ogni anno.
Per la grande maggioranza dei medici che provengono dal Rim e che hanno vissuto la povertà e la miseria, le cure mediche per cui vale la pena sprecarsi sono quelle che agiscono sul fisico del paziente: interventi chirurgici e somministrazione di terapie per le malattie infettive.
A nessun medico verrebbe in mente che una persona possa non voler essere salvata o non voler essere ricucita per poter respirare ancora.
La realtà del Core è differente, più varia, più atroce.
Una miriade di persone vive una vita spaccata tra i dolori del passato e le speranze del futuro; questa consapevolezza li corrode e li distrugge piano piano, continuamente.
E ciò che è peggio è che non desiderano essere aiutati, sebbene ne abbiano bisogno.
Melanie Bishop, Virginie Saintsimon, Coco Aguilar, Daphne Kim e Yahn Fharsen sono la realtà del Core che emerge in tutta la sua contraddizione. Un sistema Central che vuole saper condurre, che vuole tutelare, che vuole agire come motore, ma che sente su di sè il peso del passato, le occasioni mancate, i tentativi di riscatto sprecati e le sofferenze delle scelte presenti.
Tutte queste persone gridano, hanno bisogno di aiuto, un aiuto che non è fisico, è mentale, psicologico.
Ho sempre avuto timore nell'esercizio della psichiatria e della psicologia: troppo potere tra le proprie mani, oltre che di vita o di morte anche di influenza e condizionamento dello spirito e del carattere.
Eppure i miei sforzi stanno andando in questa direzione, nonostante le mie paure e le mie reticenze, perchè ho la facoltà di farlo e avere la possibilità rende responsabili delle proprie scelte.
La fuga, anche in questo caso, sebbene giustificata e forse anche comoda, non è la soluzione.
sabato 26 aprile 2014
Follow The Trail to a Broken Heart[Jade]
Ci sono cose che non si dovrebbero mai dire.
Parole che ti aprono l'anima come una noce.
"La talpa è Philip Neville"
Il Cielo si apre, gli occhi si chiudono,
e tu vai dritto all'inferno,
fatto di lettere , fatto di parole.
Ogni perlina di quel braccialetto è un pezzo del mio cuore, finito per terra sotto i tacchi.
E di nuovo sono sola, sperduta mentre la mia mente urla solamente "NO".
Ma non posso fuggire da quelle parole, le ricorderò per sempre.
E cosi' il mio cuore rimane muto
senza piu' inferni da gridare.
Tutta quella roba che "verba volant" è una gran puttanata.
Le parole ti rimangono incastrate dentro come proiettili.
Follow the Trail to Epiphany [Abe]
Dimmi cosa pensi
Che lo ammazzo
Vedo uno sprazzo di futuro possibile.
Jade Lee sta impugnando un'arma e spara a Philip Neville che cade morto in un lampo.
Poi arriva Moloko Cortes con il volto di Ivan Volkov, le mani di Klaus Schmidt e il sorriso gentile di Hogs e a sua volta la mia schiava viene uccisa.
In tutto questo io zoppico e non riesco ad arrivare in tempo per fermarla, trovo il suo cadavere e faccio una promessa che sgretola tutte le altre e distrugge il mio futuro e il mio passato per sempre.
Tu non farai niente e questo è un ordine
Vedo uno sprazzo di passato possibile.
Estraggo il pugnale insanguinato dal petto di mio fratello, il suo sguardo terribile e terrorizzato mi fissa con agonia e supplica una speranza che non posso dargli.
Ha cercato di distruggere ciò che ritenevo importante e prezioso e io l'ho ucciso.
Si padrone
Jade esce dall'ufficio, io rimango ancora in silenzio a contemplare nei pressi dell'immensa vetrata, nell'oscurità quasi totale, l'ologramma che ritrae me e mio fratello sullo sfondo di un campo di grano, siamo felici e sorridenti in un momento remoto del tempo.
Penso a qualcosa di terribile, sarebbe giusto, ma terribile.
L'immagine scompare con un mio rapido gesto.
Mi dispiace Jona, non posso
E' facile Abe ed è giusto
E' giusto, ma è crudele e io non lo sono
Sei troppo egoista fratello mio, perchè non vuoi dirle la verità?
Perchè la perderei
Tu la ami non è vero?
...Si
Lascia che io vada allora
Dove? Cosa farò senza di te?
Non hai mai avuto bisogno della mia spinta per vivere
Ma io ho un debito
Cerca dentro di te, sai che non è vero
E cos'è il peso che ho sentito in questi anni?
Non sono te, ma credo che fosse l'amore nei miei confronti
La sua voce scompare dalla mia mente, mi sento improvvisamente solo, abbandonato e debole.
Questo forse è il peso della libertà.
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